comunicazione virtuale e linguaggi della Rete
a cura di Barbara Fiorentini
Il nuovo anno scolastico si apre con nuove iniziative per rendere la navigazione in Rete più sicura. Soprattutto per i più giovani. E sono le grandi istituzioni a prendere l’iniziativa.
Pensiamo, ad esempio al progetto ‘Non perdere la bussola’: YouTube e la Polizia delle Comunicazioni, in collaborazione con il Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca, sono impegnati sul fronte di questa iniziativa volta a sensibilizzazione e formare i giovani tra i 13 e i 18 anni sui temi della sicurezza in Rete e dell’uso responsabile delle community online.
“La Polizia di Stato - ha affermato Maurizio Masciopinto, direttore delle Relazioni Esterne del Dipartimento della Pubblica Sicurezza – è da anni che opera per far sì che i rischi della rete, soprattutto nei confronti dei minori, non debbano costituire un limite allo sviluppo della comunicazione sul web”.
Workshop formativi e materiale di approfondimento saranno a disposizione delle scuole italiane che ne faranno richiesta. Gli incontri di formazione verteranno principalmente sui temi della tutela della privacy, della netiquette e delle norme della community, dei contenuti generati dagli utenti, del cyber bullismo e della tutela del copyright.
Le scuole interessate a ospitare il workshop formativo possono trovare tutte le informazioni per inviare la richiesta a questo link: www.youtube.com/t/workshopscuole oppure scrivendo all’indirizzo mail: polizia.comunicazioni@interno.it, specificando nell’oggetto il riferimento al progetto "Polizia delle Comunicazioni e YouTube". Sempre all’interno della pagina YouTube dedicata al progetto è possibile scaricare una copia della “YouTube Map” e visualizzare i video realizzati per supportare questo progetto.
Educazione ambientale in Rete
Sicuramente apprendere in questo modo sarà più facile e anche più divertente per i nostri ragazzi. Ed è proprio il binomio educazione e divertimento a rappresentare vincente proprio grazie agli strumenti del web. Non a caso oggi si parla di edutainment non più solamente riguardo alla televisione, ma anche ai videogiochi e ad internet.
Per quanto riguarda quest’ultima possiamo citare il mondo virtuale di Ecobuddies.com (www.ecobuddies.com): la rete insegna l’ecosostenibilità attraverso il gioco. Destinatari sono i bambini dai 5 ai 12 anni ai quali viene insegnato come compir tari nel pieno rispetto dell’ambiente e della natura. Accanto al portale principale di Ecobuddies c'è anche un blog con approfondimenti curiosi sia sul mondo virtuale che su quello reale.
La scuola e le nuove tecnologie in radio
Vi segnaliamo che sabato prossimo, 26 settembre, il programma radiofonico ‘Mentre si fa sera’ , in onda alle ore 17.30 su Radio Città Nuova (FM 88.5), approfondirà il rapporto tra educazione, formazione e nuove tecnologie.
E’ di questi ultimi giorni la notizia: la Commissione Europea si schiera dalla parte dei social network ed esorta gli Stati della Comunità a sensibilizzare i giovani all’uso responsabile delle nuove tecnologie. Non essere in grado di utilizzare i nuovi media porterebbe i nostri ragazzi in una situazione di svantaggio se non addirittura di disagio sociale.
«Interagire con i media, al giorno d'oggi, significa molto di più che scrivere ad un giornale», ha osservato il commissario per i Media e la Società dell'informazione, Viviane Reding, aggiungendo: «Grazie ai media, e soprattutto alle nuove tecnologie digitali, sono sempre di più i cittadini europei che possono partecipare al mondo della condivisione, dell'interazione e della creazione». Tuttavia, per Reding, «le persone che non possono usare i nuovi media come le reti sociali o la televisione digitale avranno difficoltà a interagire con il mondo che li circonda e a prendervi parte».
I nuovi strumenti del web aiuterebbero i ragazzi a crescere come cittadini maturi e responsabili e servirebbero per coltivare la loro competenza e la creatività. L'educazione ai media può migliorare il modo in cui il pubblico utilizza i motori di ricerca, può insegnare agli alunni come si realizza un film o come funziona la pubblicità.
Tutto questo in Svezia, Irlanda e Gran Bretagna, fa già parte dei programmi scolastici. Ad esempio, il sito internet britannico kidSMART (www.kidsmart.org.uk) insegna ai giovani come usare i siti di socializzazione in rete in modo sicuro.
Ma non solo. Uno degli argomenti più importanti e cari alla Commissione riguarda la conoscenza di come i nostri dati personali vengono trattati. La questione della tutela della propria privacy deve essere chiara anche ai più giovani; sapere utilizzare bene i new media porta anche ad una maggiore conoscenza in questo ambito o comunque ad una maggiore propensione ad informarsi e ad adottare tutti i sistemi possibili per difendersi da possibili abusi.
La Commissione Europea ha diffuso anche alcuni dati numerici interessanti. Eccone alcuni. Il 60 per cento dei cittadini dell’Unione sa usare gli strumenti informatici e il 56 per cento si connette a internet almeno una volta alla settimana. Tra questi rientrano anche coloro che hanno un basso livello di istruzione: dal 53 per cento del 2005 al 62,5 per cento nel 2008 (nota bene: il 100 per cento corrisponderebbe all'utilizzo di internet da parte dell'intera popolazione).
Anche i disoccupati usano sempre di più la rete: l'80,3 per cento nel 2008 contro il 74,4 per cento nel 2005. Dal 2006 le competenze in materia di computer e di internet tra le donne, i disoccupati e le persone con più di 55 anni sono cresciute di almeno il 3% rispetto alla popolazione totale. Ciononostante, anche se le connessioni a banda larga sono sempre più economiche, il 24 per cento dei cittadini europei senza internet a casa afferma di non averlo poiché non sa usarlo.
Second Life si prepara ad una ‘seconda vita’? Stando alle notizie rimbalzate nei giorni scorsi sulle pagine di giornali e siti web, la piattaforma famosa in tutto il mondo per offrire una possibile esistenza parallela virtuale in 3D starebbe attraversando un momento difficile.
Gli avatar (cioè le identità virtuale degli utenti registrati) sono oltre diciassette milioni ma solo 400 mila sono attivi. Tra il 2006 ed il 2007 era stato un vero e proprio boom per questo mondo virtuale. Ora i dati raccontano un calo di interesse, a favore soprattutto dei social network (come Facebook) che gli internauti dimostrano di preferire.
Qualche giorno fa Tom Hale, chief product officier di Linden Lab (la società ‘madre’ di Second Life) ha presentato alcuni dati significativi nel corso della Second Life community convention di San Francisco. Eccone alcuni.
Sono attualmente 226 mila le isole di cui è composto Second Life. I login effettuati ogni mese ammontano ad una media di 1,2 milioni, con il 90 per cento del traffico prodotto da meno di un quinto degli utenti: ci sono i fedelissimi, che vanno da quanti si collegano tra le 4 e le 50 ore al mese, ai veri e propri «smanettoni» compulsivi, che possono stare connessi anche 10 ore al giorno.
Inoltre: secondo i dati forniti da Slnn.it, il news network della community italiana (http://www.slnn.it/second_life_secondo_me/corsera_cita_slnnit_second_life_morta.html), il 90 per cento degli utenti che si registra abbandona l'universo virtuale dopo poche sessioni.
Il grido d’allarme viene però lanciato soprattutto dalla community italiana. Ma questo non è un grido di aiuto, bensì di indignazione. Gli utenti di Second Life non lamentano il fatto di essere rimasti in pochi, piuttosto di essere denigrati: tutti pronti a celebrare la fine (ormai prossima?) della piattaforma e nessuno a denunciare l’arretratezza culturale del nostro Paese, non ancora pronto al ‘salto di qualità’ tecnologico.
Gli utenti italiani di SL sono ‘pochi ma buoni’. E lo spiegano bene alcuni esperti, soprattutto sulle pagine del Corriere della Sera, che nei giorni scorsi ha dato spazio all’argomento e ai commenti (un po’ acidi e cattivi) dei lettori. Secondo Simona Caraceni, docente di New Media alla Nuova Accademia delle Belle Arti di Milano, Second Life è uno strumento “molto meritocratico e per questo precluso ad un pubblico di massa” e comunque “non essere più sotto i riflettori fa bene in primo luogo a Second Life, perché seleziona l'utente. È una sorta di darwinismo informatico”.
Conclusione: Second Life non è affatto morta. Dopo l’interesse di massa riscosso nei primi tempi, ora si sta muovendo verso il periodo della maturità. Gli utenti sono sempre più consapevoli, più attivi e partecipi. La Linden Lab si sta adoperando per migliorare la piattaforma soprattutto sul piano della presentazione grafica. Forse SL sarà destinata ad un pubblico di nicchia, una ‘élite tecnologica’, ma sicuramente non morirà. Almeno per il momento. E noi avremo occasione di parlarne ancora tante volte.
Neppure internet va in vacanza, si sa. Nelle ultime settimane, proprio durante la nostra pausa estiva, le notizie provenienti dal web sono state tante. Blog e social network l’hanno fatta da padroni in un mondo in cui neppure sotto l’ombrellone si rinuncia a inviare sms, a postare nel proprio blog o nel forum preferito o ad aggiornare la propria pagina su Facebook o su Twitter.
In effetti per i web-dipendenti (più o meno gravi) un po’ di disintossicazione dalla rete non farebbe male. O comunque potrebbero fare un tentativo. Che in molti casi potrebbe dimostrarsi fallimentare. Perché in Italia è possibile collegarsi davvero dappertutto e in qualsiasi modo, anche a costi ragionevoli.
Questo però non vale per chi va in vacanza all’estero: i nostri gestori telefonici non ci vengono molto incontro, soprattutto in termini economici.
Comunque, è proprio vero che la tecnologia non conosce mai un attimo di tregua. E ci sono Paesi, nel mondo, che di credono in modo particolare.
Pensiamo alla lunga e instancabile marcia dei Paesi in via di sviluppo verso una emancipazione possibile che passa attraverso proprio le nuove tecnologie. Non è quindi un caso che la rivista statunitense Make (il sito web è all’indirizzo http://makezine.com/magazine/), specializzata in invenzioni elettroniche e digitali, abbia scelto l’Africa per organizzare il suo prossimo convegno internazionale.
Più precisamente la città prescelta è stata la capitale del Ghana, Accra. E le prime risposte sono state sorprendenti: un vero boom di richieste di partecipazione ed elevata qualità dei progetti presentati. Infatti l’Africa batterebbe alla grande l’Occidente sul fronte dell’inventiva tecnologica, con soluzioni geniali, più utili, più efficaci e a costo più basso.
Ecco alcuni esempi: radio riceventi a basso consumo costruite completamente con materiale riciclato; un vecchio distributore di pastiglie per velocizzare la semina del granoturco; le parti di vecchie biciclette per creare mulini a vento, pompe per l’acqua e caricatori di batterie per cellulari. Tanta creatività e riciclo ‘estremo’ di ogni genere di materiale per dare vita a soluzioni a tasso di tecnologia più o meno elevata, con costi contenuti e massima eco-sostenibilità ambientale.
Quanto sta accadendo nel continente africano sta sollevando l’interesse generale: ad esempio il Mit di Boston (uno dei centri più importanti per l'high-tech) ha intenzione di inviare proprio ad Accra un gruppo di esperti per scambiare idee con gli inventori africani.
Notizie digitali su Radio Città Nuova
La tecnologia e il web sbarcano anche in radio. Infatti su Radio Città Nuova (FM 88.5) ogni settimana il programma ‘Mentre si fa sera’ ospiterà un’ampia pagina dedicata proprio alle notizie digitali. Ogni sabato pomeriggio alle ore 17.15.
Il nostro blog
E per ultimo vi segnalo che, dopo una breve pausa, da questa settimana riprendono anche gli aggiornamenti settimanali del nostro blog, www.villaggiovirtuale.splinder.com. Continuate a seguirci numerosi!
Questa settimana vi segnalo alcune notizie flash selezionate per voi dal mondo delle nuove tecnologie.
Libri: meglio la carta o il digitale?
Forse il mercato del libro non è ancora pronto al salto tecnologico, restano alcuni problemi legati ad esempio al tema dei diritti d’autore e la cultura generale è sempre molto legata alla carta stampata: all’estero però il libro elettronico (ebook) sta conoscendo un periodo particolarmente felice. Durante la recente Giornata internazionale del libro sono stati diffusi alcuni dati interessanti: negli USA l’ebook rappresenta il 2% dell’editoria (fatturato al netto degli sconti) e sui 40miliardi circa del mercato americano l’ebook vale oggi 793milioni di dollari mentre l’audio book raggiunge il miliardo di dollari (pesando per il 2,5%).
In Italia invece la situazione è diversa: le stime fornite dall’Ufficio studi dell’Associazione Italiana Editori rilevano per il mercato degli audiolibri e dell’ebook un peso inferiore allo 0,03% sul mercato complessivo del libro.
Web e giornalismo
I giornalisti salgono in cattedra virtuale. Su Youtube è stato creato un nuovo canale dedicato agli aspiranti giornalisti. Si chiama ‘Reporters' Center’ (www.youtube.com/reporterscenter) e propone – al momento – una quarantina di video con consigli e trucchi del mestiere, per imparare a comunicare e a raccontare le notizie. Insegnanti d’eccezione sono nomi di rilievo del panorama giornalistico americano: si va da Katie Couric, volto di CBS News, a Bob Woodward del Washington Post fino a Randi Zuckerberg, direttore marketing Facebook.
Intanto i quotidiani on line vanno verso il declino? Alcune voci darebbero il dato per certo. Una tebella pubblicata di recente (www.businessinsider.com/chart-of-the-day-time-spent-on-newspaper-websites-2009-6) sembra abbastanza chiara. Secondo Nielsen, 17 siti su 30 (tra cui quello del New York Times e di USA Today) hanno visto cadere il tempo medio di navigazione dell'utente tra il maggio 2008 e quello appena trascorso.
La letteratura incontra i social network
Il sito web del settimanale Internazione da qualche tempo è diventato un blog. E tra le notizie sempre interessanti e aggiornate segnalo il progetto ‘Twitterature’: il futuro della letteratura passerebbe per il noto social network Twitter, tanto da coniare il nuovo termine ‘twitteratura’ (nella traduzione italiana). Cioè: riassumere le opere di Dante, Shakespeare, Stendhal, Joyce, ma anche J.K. Rowling, in venti frasi, ognuna da centoquaranta caratteri.
L’idea viene a due studenti dell’università di Chicago, come ha riferito anche il Guardian (www.guardian.co.uk/technology/2009/jun/24/twitter-literature-twitterature): “La letteratura è un pilastro fondamentale per qualsiasi generazione. E Twitter, il social network dove gli utenti comprimono ogni pensiero in 140 caratteri, è un mezzo fondamentale per recuperare attenzione e concentrazione nel diluvio d’informazione della nostra epoca”. E alla fine dell’anno è atteso anche un libro dedicato proprio a questo originale progetto.
Non si è mai al sicuro. Per bloccare l’accesso da parte di sconosciuti al nostro pc o alla casella di posta elettronica o all’account su Facebook scegliamo spesso le password più originali e strane, certi che nessuno potrà mai indovinarla. Sbagliato.
Microsoft e la Carnegie Mellon University hanno da poco pubblicato una ricerca che dimostra quanto sia semplice scovare le password di altre persone. Quindi anche le nostre.
Il documento è disponibile on line all’indirizzo http://research.microsoft.com/pubs/79594/oakland09.pdf . Sedici pagine di analisi e proposte, che partono con il puntare il dito contro i principali provider mondiali di posta elettronica via web: Hotmail, Google con Gmail, Yahoo e Aol. Infatti il primo grosso problema deriva dai controlli in caso di smarrimento della password per accedere alla posta. La tipologia è sempre la stessa: rispondere ad una domanda scelta da una lista predisposta. Si tratta sempre dei soliti quesiti, banali e ricorrenti, che dovrebbero aiutarci a risalire alla nostra password in caso di dimenticanza: la città in cui sei nato, il nome del tuo animale domestico, la data di nascita, ecc..
Secondo gli esperti questo sistema non è sicuro, anzi, ci rende ancora di più esposti al rischio di un furto di identità da parte di chiunque. Soprattutto, poi, se siamo utenti particolarmente attivi in rete e se utilizziamo le nostre password per fare acquisti on line sulle più famose piattaforme.
I suggerimenti di Microsoft
Lo studio della Microsoft e della Carnegie Mellon University propone anche una soluzione, a dire il vero non molto convincente. Si tratta di una specie di gioco: l’utente potrebbe scegliere un gruppo di persone fidate a cui il sistema si rivolgerebbe in caso di smarrimento della password.
La creazione e la gestione delle password segrete è una questione da sempre tenuta in grande considerazione perché strettamente legata alla tutela della privacy degli utenti della Rete. La stessa Microsoft, ad esempio, ha da tempo una sezione apposita sul proprio portale web dedicata proprio all’argomento: una sorta di miniguida per l’utente (all’indirizzo http://www.microsoft.com/italy/athome/security/yourself/default.mspx). Qui è possibile trovare alcuni approfondimenti utili su come proteggere la propria identità e le proprie informazioni affidate a Internet. E non mancano anche indicazioni su come creare password complesse.
A nulla servirebbero quindi neppure i generatori automatici di password, che promettono la creazione di codici segreti a prova di hacker. Pensiamo ad esempio a www.goodpassword.com o a www.pctools.com/guides/password ; alcuni sono addirittura a pagamento.
Il lavoro del Garante
In tema di tutela della nostra privacy in Rete è doveroso il richiamo all’attività del Garante per la protezione dei dati personali: il sito web è all’indirizzo www.garanteprivacy.it e riporta tutta la normativa, tutti i provvedimenti e gli aggiornamenti in materia. Perché il problema non è solo la gestione delle password, ma di tutti i nostri dati personali che possono diventare di dominio pubblico ed essere utilizzate a nostra insaputa, anche con intenti criminosi.
Internet non va mai in vacanza e anche la scuola, che si appoggia sempre più alle nuove tecnologie, continua a sfornare interessanti novità, anche nel periodo estivo.
Questa settimana iniziamo con il segnalarvi la recente presentazione del Piano d’intervento “La scuola digitale” avvenuta alla presenza del ministro Gelmini nel corso del Symposium Internazionale “Global ICT in Education Networks”.
Si parla sempre e ancora di più di diffusione della cultura digitale nella scuola italiana: il progetto è coordinato dal Miur e dall’Agenzia per lo Sviluppo dell’Autonomia Scolastica (ex Indire) ed è l’ultimo di una serie di importanti provvedimenti messi in campo dal Ministero per diffondere le tecnologie digitali in classe.
Questo Piano d’intervento si articola in due fasi. La prima – già operativa - prevede l’introduzione delle “Lavagne interattive multimediali (LIM)”, mentre la seconda - denominata ‘cl@ssi 2.0’ - ha come obiettivo l’utilizzo delle ICT nelle scuole primarie e secondarie di I grado.
A partire dal prossimo anno scolastico (2009-2010) saranno installate 16.000 LIM in altrettante classi della scuola secondaria di I grado. Inoltre 50.000 insegnanti saranno coinvolti in percorsi di formazione che interesseranno oltre 350.000 studenti
Le novità per docenti e genitori vengono dal web
Ma non è tutto.
Dal prossimo anno scolastico la gestione degli incarichi (con la chiamata dei docenti senza incarico) per le supplenze sarà online: l’intento è quello di risparmiare tempo e denaro. In più le graduatorie potranno così essere aggiornate in tempo reale.
Continuerà poi anche nel nuovo anno scolastico l’impegno per migliorare il dialogo tra scuola e famiglia grazie alla Rete. I genitori verranno informati sulle assenze dei propri figli attraverso sms, le pagelle saranno consultabili online e nelle Scuole Secondarie di II grado sarà avviata la gestione automatica delle presenze-assenze.
Il sito web del Ministero della Pubblica Istruzione riporta ulteriori informazioni e approfondimenti (www.pubblica.istruzione.it ).
“La documentazione al servizio dell’integrazione”
Così si presenta il portale ‘Innovazione e integrazione tra scuola e formazione’ (www.csc-er.it ) della Regione Emilia Romagna. Si tratta di un interessante esempio di come le varie realtà locali possano comunicare e integrare le proprie esperienze e i propri progetti educativi e didattici.
Il sito – che riporta anche utili approfondimenti relativi alla situazione piacentina – propone particolari percorsi di ricerca inerenti le strategie, la progettazione, il monitoraggio, la valutazione e la certificazione, riordina in appositi database tutte le informazioni inviate da tutta la nostra regione. In particolare segnaliamo la banca dati delle esperienze realizzate e la banca dati progetti con tutti i progetti integrati attivati nelle scuole emiliano-romagnole.
In più offre materiali di approfondimenti, notizie, contributi e riflessioni di esperti e addetti ai lavori.
Quest’anno la nostra rubrica si è posta come obiettivo quello di seguire da vicino il rapporto da scuola, educazione e nuove tecnologie. Abbiamo sempre avuto l’imbarazzo della scelta, tra iniziative, progetti, portali e siti web, sia italiani sia stranieri. Segno, questo, che le tecnologie sono sempre più uno strumento prezioso per studenti e insegnanti e tutti coloro impegnati nella formazione.
Sono numerosi i progetti che si consolidano e si ampliano, come ad esempio InnovaScuola, il portale che il Dipartimento per l'Innovazione e le Tecnologie che ha realizzato come evoluzione del sito Digiscuola. Da alcuni giorni si è arricchito di nuovi contenuti interattivi per le scuole di ogni ordine e grado. Con una nuova veste grafica, si rivolge a tutti i docenti che vogliono scoprire e utilizzare i supporti multimediali per l'insegnamento. Il cuore della nuova piattaforma è la Libreria Digitale Aperta(http://www.innovascuola.gov.it/opencms/opencms/innovascuola/LDA ), che ospita centinaia di contenuti didattici consultabili e scaricabili gratuitamente, insieme ad altre risorse a pagamento messe a disposizione dagli editori abilitati.
Presto InnovaScuola metterà a disposizione degli strumenti didattici multimediali, per chi desidera conoscere o migliorare l’uso delle nuove tecnologie applicate alla didattica, come le Lavagne Interattive Multimediali e gli eBook.
Educare ai media
In questo quadro si rende sempre più necessaria una corretta educazione all’utilizzo dei media, specie quelli legati alle nuove tecnologie. A portare l’attenzione su questo tema ci penserà la quarta edizione di Medi@tando, biennale nazionale per l'educazione ai media in Italia. Il convegno si terrà dal 19 al 21 ottobre 2009 e vorremmo prepararlo con i tanti militanti della media education nel nostro Paese. L’organizzazione è a cura di Zaffiria – Centro permanente per l’educazione ai mass media, che sul suo sito web (www.zaffiria.it ) mette a disposizione anche buona parte dei testi delle relazioni presentate nelle edizioni passate di Medit@ndo.
Cinema, comunicazione, internet
E’ stato avviato anche un altro progetto, che mira a creare una piattaforma aperta e partecipata sul cinema e la comunicazione audiovisiva. Si tratta di COME - COnoscenza Multimediale Elettronica (www.comecinema.it ). “Il progetto è promosso e coordinato dall’Istituto per i Beni artistici, culturali e naturali della Regione Emilia-Romagna (IBC E-R) – spiega il project manager Vincenzo Bazzocchi - per creare una piattaforma aperta e partecipata sul cinema e la comunicazione audiovisiva. L'accesso al portale permette di ottenere informazioni, chiarimenti e indicazioni sul cinema e la sua cultura, fare ricerche sul materiale audiovisivo presente nei cataloghi on line dell'Emilia-Romagna, consultare un repertorio organizzato di link sul cinema, e fruire di spazi digitali per immagazzinare e divulgare filmati, video e documentari prodotti dagli stessi utenti”.
Altro che diavolerie! I moderni strumenti messi a disposizione da internet per comunicare sono ritenuti dalla Chiesa validi strumenti di evangelizzazione. Su questo non ci sono dubbi. Lo stesso Papa Benedetto XVI – nel Messaggio per la prossima Giornata Mondiale per le Comunicazioni Sociali – si schiera dalla parte della ‘generazione digitale’ e sottolinea come le nuove tecnologie abbiano una ‘indubbia capacità di favorire il contatto tra le persone’.
Dialogo, amicizia, comunicazione, condivisione: sono termini ricorrenti nel messaggio del Papa ma le parole – chiave che caratterizzano gli strumenti del cosiddetto web 2.0. E quando si parla di web 2.0 si pensa subito ai social network, tipo Facebook, per intenderci.
Così il pontefice benedice questi mezzi perché hanno tutte le potenzialità per unire le persone, per favore la comunicazione, l’integrazione e l’evangelizzazione.
Il Vaticano e il web 2.0
E il Vaticano ci crede veramente. Pensiamo al canale aperto su YouTube (www.youtube.com/vaticanit) oppure agli incontri in Facebook del cardinale di Napoli Crescenzio Sepe (dopo appena una settimana contava già oltre 5 mila ‘amici’), o alle seguitissime catechesi del cardinale di Milano Dionigi Tettamanzi sempre su YouTube.
Per non parlare poi dei gruppi di religiosi e religiose, dei sacerdoti, dei seminaristi, dei giovani cattolici che hanno scelto Facebook & Co. per comunicare e condividere idee, messaggi, proposte. Parlare di tutto, anche e soprattutto di fede.
Il messaggio del Papa è sicuramente pro-positivo. E non può essere altrimenti. Ma affronta anche il tema del libero accesso alle tecnologie da parte dei soggetti poveri e svantaggiati. Ed evidenzia il rischio della contrapposizione tra reale e virtuale. “Sarebbe triste – scrive Benedetto XVI - se il nostro desiderio di sostenere e sviluppare on-line le amicizie si realizzasse a spese della disponibilità per la famiglia, per i vicini e per coloro che si incontrano nella realtà di ogni giorno, sul posto di lavoro, a scuola, nel tempo libero. Quando, infatti, il desiderio di connessione virtuale diventa ossessivo, la conseguenza è che la persona si isola, interrompendo la reale interazione sociale. Ciò finisce per disturbare anche i modelli di riposo, di silenzio e di riflessione necessari per un sano sviluppo umano”.
Questo è un problema nato insieme ad Internet. Niente di nuovo. E’ la cosiddetta ‘net-dipendenza’, che riguarda però casi limite, non la maggior parte degli utenti della Rete. La Chiesa e i cattolici lo sanno bene. Peccato che gli avvertimenti – doverosi – nei confronti dei rischi legati all’utilizzo estremo delle tecnologie vengano spesso strumentalizzati da chi vorrebbe una Chiesa conservatrice, contraria al nuovo, oppositrice di una società moderna.
Siamo ‘immigranti digitali’
Quando lo scorso gennaio la CEI ha organizzato un convegno a Roma sulla comunicazione in rete, molti laicisti hanno sparato a zero: la Chiesa è contro al web 2.0. Ai tempi la stampa aveva frainteso anche le parole di don Domenico Pompili, direttore dell’Ufficio nazionale Comunicazioni Sociali. Il quale aveva sottolineato le potenzialità (positive) degli strumenti 2.0, avvertendo però sulla necessità di non contrapporre la dimensione virtuale con quella reale. Aveva aggiunto un elemento originale alla discussione: la definizione di ‘immigranti digitali’ valida per chi non è nato in questa era (come i nostri bambini) ma per noi che ci siamo ritrovati, negli anni, a dover convivere con i media digitali. E affermava che "proprio la condizione di immigranti digitali aiuterà a valutare meglio questa nuova condizione", confermando che "essere davvero contemporanei richiede una sorta di distanza dall'oggetto, senza lasciarci appiattire su di esso".
Si torna a parlare di libri elettronici e del loro utilizzo nelle scuole e nelle università, anche in Italia.
E’ di questi ultimi giorni la presentazione da parte di Amazon del nuovo Kindle, l'eBook reader di Amazon pensato per giornali e libri di testo.
Si chiama Kindle DX, grande quanto basta ed economico: chi vuole leggere un libro o un giornale, semplicemente lo compra in formato digitale, o la singola copia o l'abbonamento mensile. In questo modo si eliminano la carta e i costi di distribuzione, con una visualizzazione a video migliore. E si è scatenato un gran fermento, sia prima sia dopo il lancio ufficiale: più grande (9,7 anziché 6 pollici), più costoso (quasi 500 dollari anziché 350), più flessibile (legge anche Pdf e fa più grafica). Il nuovo Kindle sembra andare a braccetto con una nuova strategia che si sta velocemente delineando: grandi giornali, editori di libri per la scuola, produttori di manuali sono molto interessati a come questo o lettori simili possono cambiare faccia al settore.
La scuola italiana adotta il libro di testo digitale
A casa nostra dall'anno scolastico 2011-2012 i collegi dei docenti dovranno adottare solo e-book mettendo nel cassetto i tradizionali libri di testo. O – se proprio vogliono - potranno ricorrere alla versione mista, carta più digitale. Lo ha stabilito un decreto ministeriale emanato lo scorso aprile dal ministro dell'Istruzione Maria Stella Gelmini: si tratterebbe di un atto dovuto in linea con «l'evoluzione delle tecnologie e la necessità di rimanere al passo con i tempi». In questo decreto si legge anche che «i “nativi digitali” hanno un rapporto con la realtà e un approccio alla conoscenza diverso dai loro predecessori».
Secondo le direttive del ministero il processo di sostituzione sarà graduale: partirà dal prossimo settembre per concludersi entro l'anno scolastico 2011-2012. Per quanto riguarda le scuole materne ed elementari la transizione sarà differita e i libri di testo già adottati continueranno ad essere utilizzati per i prossimi cinque anni.
E’ in questo quadro che si inserisce il progetto del libro di testo digitale realizzato interamente dagli insegnanti, dagli studenti e dai loro genitori, dai semplici cittadini. Un libro di testo accessibile gratuitamente da parte di chiunque vi abbia interesse. L’Italia si pone così all’avanguardia rispetto al resto del mondo.
Il libro di testo digitale in questione si chiama 'DIDASknol', ed è ospitato nel sito www.didasknol.it. Si tratta del primo risultato visibile prodotto dalla DidasForce, la Task Force for Innovation in Education creata e supportata da DIDASCA - The First Italian Cyber Schools for Lifelong Learning.
L'obiettivo degli oltre trecento insegnanti che partecipano all'iniziativa è quello di realizzare il "Piano d'Azione 4 'C': Collaborare per Creare e Condividere la Conoscenza". Con la tecnologia di Google Knol infatti tutti possono contribuire al progetto, arricchendo il contenuto di DidasKnol.
E' possibile scrivere nuove unità didattiche, esprimere valutazioni, fare commenti, suggerire agli autori miglioramenti o ampliamenti.
Anche l’Italia – finalmente – si affida ad Internet per diffondere nel mondo il valore del proprio patrimonio culturale. E lo fa attraverso un portale inaugurato da poco, ‘CulturaItalia’ (www.culturaitalia.it), risultato di oltre quattro anni di lavoro ma ancora in divenire.
‘CulturaItalia' propone un accesso guidato al mondo della cultura italiana. Grazie a soluzioni informatiche innovative, raccoglie ed organizza milioni di informazioni sulle risorse che compongono il ricco universo culturale del paese, mettendole a disposizione degli utenti della Rete’. Così leggiamo nella pagina di presentazione del progetto. Il portale è quindi un unico luogo di aggregazione di dati e informazioni fornite direttamente dai soggetti che posseggono e gestiscono le risorse culturali. Inoltre consente all’utente di accedere a questi dati in modo organizzato e rispondente alle proprie esigenze.
Studenti, turisti e ricercatori avranno un proprio motore di ricerca tematico che darò ampia visibilità a tutto il materiale (digitalizzato e non) di biblioteche, musei, archivi e istituti di ricerca: testi, foto e documenti storici saranno visibili senza filtri. E questa è un’importante novità che porta il nostro Paese in linea con tante altre nazioni che si sono aperte sul web.
Quindi ‘CulturaItalia’ si rivolge ad un pubblico specializzato ma anche all’utente di cultura media. Lo studioso può trovare risorse importanti per il proprio lavoro; il cittadino o il turista trova occasioni per scoprire e approfondire la propria conoscenza sulle risorse culturali del territorio dove vive o in cui viaggia.
Questo portale è destinato a crescere nel tempo, attraverso il contributo di musei e centri espositivi che si accingono a dare il proprio sostegno all’iniziativa. Il progetto è promosso e gestito dal Ministero per i Beni e le Attività Culturali con la consulenza scientifica della Scuola Normale di Pisa. I soggetti che intendono aderire a ‘CulturaItalia’ possono farlo anche attraverso il portale, accedendo con un clic alla sezione ‘Aderisci al portale’.
Tra le novità di questo portale, è stato anche anticipato che ‘CulturaItalia’ sarà il punto di riferimenti italiano di ‘Europeana’ (www.europeana.eu/portal/), la biblioteca digitale europea.
Già ‘Europeana’ rappresenta uno strumento di condivisione e di promozione del patrimonio culturale nazionale in ambito europeo. Il suo progetto, co-finanziato dall’Unione Europea, è ancora nella fase iniziale e il portale disponibile on line è in versione beta. Ma sono numerose le istituzioni in tutta Europa che hanno garantito sostegno all’iniziativa, riversando documenti digitali relativi alle proprie risorse. Musei, gallerie d’arte, archivi, biblioteche di tutta Europa stanno fornendo materiale sotto forma di testo, immagini, file audio e video per dare vita ad un grande catalogo collettivo europeo.
Anche la radio diocesana approda in internet: nei giorni scorsi Radio Città Nuova ha inaugurato il suo nuovo blog, consultabile all’indirizzo http://radiocittanuova.splinder.com.
Già in passato l’emittente aveva fatto ricorso alla Rete per avere una piccola vetrina informativa: il vecchio sito web, avviato nel 2003, ora non è più attivo. Al suo posto ora RCN lancia un moderno strumento di comunicazione, semplice ma diretto.
Ha un grafica semplice ed essenziale, le informazioni sono facilmente reperibili in un clic: il blog riporta il palinsesto con i principali programmi proposti di giorno in giorno e tutte le informazioni per mettersi in contatto con la redazione.
I post che giorno per giorno la redazione pubblicherà saranno dedicati agli aggiornamenti sulla programmazione quotidiana e alle principali notizie che riguardano la vita della Chiesa piacentina.
Con questo blog la radio si mette letteralmente ‘in rete’ anche con gli altri mass media diocesani che utilizzano internet: non a caso il blog riporta tutti gli indirizzi web degli altri mezzi di informazione e delle strutture diocesane che lavorano nel settore della comunicazione.
Un motore di ricerca interno permette ai visitatori di ricercare all’interno del blog le informazioni desiderate inserendo semplici parole chiave.
Il sito verrà arricchito e migliorato nel tempo: tra i progetti futuri Radio Città Nuova sta pensando di proporre anche on line – proprio attraverso il blog – alcuni dei suoi programmi più seguiti.
Tutti i media diocesani in Rete
La comunicazione ormai passa anche per internet e lo sta comprendendo bene anche la nostra Chiesa locale, sempre più presente sul web con le sue parrocchie, i gruppi giovanili, le associazioni laicali. E naturalmente anche i mass media stanno approfittando delle opportunità offerte dalla Rete. A questo proposito ricordiamo gli indirizzi dei siti del settimanale Il Nuovo Giornale (www.ilnuovogiornale.it), de La Trebbia (il sito non è aggiornato ma è alla URL www.bobium.it/ARTIGRAFICHE%20BOBIENSI/La%20Trebbia.html), della casa editrice Berti (www.bertilibri.it) e della trasmissione televisiva Le strade della vita, che attraverso il sito diocesano www.diocesipiacenzabobbio.org viene riproposta anche on line.
Il nostro settimanale Il Nuovo Giornale è entrato nel web dallo scorso autunno con un bel sito che propone – tra l’altro - una selezione delle rubriche e dei principali articoli pubblicati su carta. Invece il portale della Diocesi, presente da quasi dieci anni in internet, si è presentato ultimamente ai naviganti con una nuova veste grafica e con contenuti ancora più ricchi e puntuali. Tutta l’attenzione è rivolta verso la vita della nostra Chiesa locale della quale vengono riportati documenti, notizie, approfondimenti, immagini e filmati video.
Nei giorni scorsi l’Istat ha diffuso i dati 2008 relativi il rapporto tra i cittadini italiani e le nuove tecnologie. Si tratta di informazioni interessanti che aiutano a capire in che direzione si muovono le preferenze ma soprattutto gli stili di vita di noi tutti. Il documento è scaricabile integralmente e gratuitamente dal sito dell’ente all’indirizzo www.istat.it/salastampa/comunicati/non_calendario/20090227_00/
testointegrale20090227.pdf.
I mass media ovviamente non hanno mancato di riportare la notizia (e quindi neppure noi ci tiriamo indietro) anche perché alcuni dati sono interessanti e davvero utili per capire se e come gli italiani ricorrono ai mezzi tecnologici.
Sondaggio on line
Il Corriere della sera on line non si è limitato a riportare i dati Istat. Ha anche lanciato un sondaggio tra i lettori del web attraverso il blog ‘Vita digitale’ (http://vitadigitale.corriere.it/) di Federico Cella: di quale strumento tecnologico potreste fare a meno? Tre sono le possibili risposte: televisione, cellulare, computer. Nel momento in cui scriviamo è in testa la TV con più del 60 per cento delle preferenze, seguita da cellulare e computer.
E i lettori del Corriere on line commentano anche i dati Istat e la provocazione del quotidiano. Ad esempio awdcami (questo è il nickname) si chiede ‘perchè buttare? Basterebbe fare buon uso di ogni cosa e non abusarne’. E stefanog1950 aggiunge: ‘Il progresso e la tecnologia non si devono fermare. Purtroppo lo scienziato matto e l'utente irresponsabile o delinquente fanno parte della cornice del mondo’. Alcuni spiegano perché eliminerebbero la tv. Orarossa scrive: ‘in casa, in verità, il televisore si è eliminato da solo’, criticando i contenuti più che il contenitore, così come BlueHeaven: ‘Anch'io ho votato TV, ma in questo caso credo che la gente intendesse più TELEVISIONE che TELEVISORE. Se si parla di apparecchio dubito che molti se ne disferebbero. Ma se parliamo dei contenuti, Dio ce ne liberi...’.
Insomma, le voci degli utenti degli strumenti tecnologici sono tante e diverse tra di loro. Forse in realtà non farebbero mai la scelta consapevole di eliminare o la tv o il cellulare o il computer, nemmeno se fossero costretti. Perché se la loro voce arriva chiara sul web significa che: hanno accesso ad un (o più) computer e ad internet (quasi certamente con connessione ADSL); conoscono e giudicano la tv (tutta, via cavo, via satellite e digitale terrestre); in tasca hanno almeno un cellulare (magari è pure un Blackberry). Insomma, appartengono ad una minoranza italiana tecnologica.
Italiani, popolo poco tecnologico
I dati Istat scattano una fotografia del nostro Paese e indicano una tendenza: più antenne paraboliche, linee ADSL e lettori DVD; le famiglie con almeno un minorenne sono le più tecnologiche; si riducono le differenze sociali nel possesso di beni tecnologici; il Sud Italia risulta essere sempre e comunque più svantaggiato; la maggior parte delle famiglie che non hanno Internet a casa attribuiscono la colpa alla loro incapacità di utilizzarlo. E poi l’Istat ribadisce un dato ormai noto da anni ma sempre costante: nelle differenze internazionali nell’accesso ad Internet mediante banda larga: l’Italia è indietro in Europa e va a braccetto (si fa per dire) con la Grecia, la Bulgaria e la Romania.
Radio Città Nuova (FM 88.5) ha inaugurato il suo nuovo blog: http://radiocittanuova.splinder.com .